Sintonizzarmi con gli stati d’animo suscitati dalle varie stagioni dell’anno è una pratica che ho imparato a coltivare con consapevolezza e attenzione negli ultimi anni.
Sentiamo spesso più familiarità con una determinata stagione che sembra avere effetti benefici sulle nostre sensazioni fisiche e sulle emozioni che ci abitano.
La diversa inclinazione della luce, la temperatura dell’aria, i colori mutevoli delle stagioni: tutto contribuisce a farci sentire più (o meno) bene con l’avvicendarsi delle stagioni.
Quanto a me, la primavera e l’autunno – stagioni di mezzo – sono quelle in cui mi sento meglio energeticamente, nel corpo e a livello psichico.
La primavera mi stupisce con lo spettacolo delle prime timide gemme e il lento rinverdirsi delle piante, ma è in autunno che mi sento davvero “a casa”, e a pensarci bene era così anche da bambina.

Dell’autunno mi attrae tutto, anche i sapori, e tra questi il gusto dei funghi mi ricorda al meglio la terra umida e profumata dei boschi di ottobre e novembre.
La mia passione per i funghi è cresciuta, e non poco, dopo la lettura del libro di Merlin Sheldrake, “L’ordine nascosto. La vita segreta dei funghi”: alla curiosità e all’attrazione si è unito lo stupore per le conoscenze apprese sul Micelio.

Il sito dell’autore ne riporta questa breve nota biografica:
“Merlin Sheldrake è biologo, scrittore e oratore con una formazione in botanica, microbiologia, ecologia e storia e filosofia della scienza. Ha conseguito un dottorato di ricerca in ecologia tropicale presso l’Università di Cambridge per il suo lavoro sulle reti fungine sotterranee nelle foreste tropicali di Panama (…).
La ricerca di Merlin spazia dalla biologia fungina, alla storia dell’etnobotanica amazzonica, al rapporto tra suono e forma nei sistemi risonanti. Appassionato birraio e fermentatore, è affascinato dalle relazioni che si instaurano tra gli esseri umani e gli organismi più che umani. È un musicista e si esibisce al pianoforte e alla fisarmonica”.
Il libro di Merlin Sheldrake ha aperto vasti e inediti orizzonti che hanno cambiato le mie prospettive sui funghi e sulla loro importanza per la vita del nostro pianeta.
Il mondo senza funghi è semplicemente inconcepibile, cioè non potrebbe esistere. Anche noi esseri umani non potremmo esistere senza funghi: sono nostri compagni di viaggio nel corso della vita, sono parte del nostro corpo.
I funghi che incontriamo passeggiando nel bosco sono i frutti “emersi” e gli organi riproduttivi di una struttura biologica complessa ed estremamente sofisticata che sta sottoterra e che si chiama il Micelio.
Il Micelio è un vero e proprio reticolo sotterraneo di tubicini sottilissimi che può raggiunge anche chilometri di lunghezza ed esplora incessantemente il suolo alla ricerca di nutrienti.
Così facendo, il Micelio attiva processi di cooperazione e di competizione, a volte anche contemporaneamente, con le strutture biologiche presenti nel suolo, ad esempio le radici di piante ed alberi.

Suzanne Simard , autrice del libro “L’albero Madre”, ha proprio esplorato il tema della relazione simbiotica tra betulla, abete e una specie di fungo (ne ho parlato in un mio precedente articolo). Una relazione che consente, in quel caso, a tutti gli attori in gioco di prosperare.
Ciò che colpisce e affascina è l’ingegnosa abilità del Micelio di adattarsi alle situazioni e attuare strategie che possono prevedere la simbiosi con altre forme viventi, ovvero relazioni parassitarie e mutualistiche, in cui lo scambio non è, per così dire, equo (a vantaggio del Micelio, di solito).
Le relazioni tra funghi e piante danno vita alle Micorrize, che l’Enciclopedia Treccani definisce così:
“Fungo che vive in simbiosi con le radici di talune piante, svolgendo compiti essenziali per l’equilibrio degli ecosistemi. Le strutture formate dall’associazione di radici e funghi simbionti sono descritte come micorrize, diverse morfologicamente e per significato funzionale”
L’universo dei funghi (e dei licheni) offre anche spunti affascinanti sia per l’importanza ecosistemica che essi ricoprono sia perché sentiamo nascere profonde riflessioni sulla nostra stessa esistenza e sul modo in cui entriamo in connessione con la realtà.

Studiare il Micelio ci apre ad un “continente di possibili opinioni”, come lo stesso autore ha dichiarato in un’intervista, e ci costringe a confrontarci con le modalità per certi versi ambigue delle connessioni fungine, per nulla scontate.
Allo stesso modo non si può provare che stupore nello scoprire come il Micelio riesca, in esperimenti ben descritti nel libro, a creare infrastrutture di esplorazione “intelligente” (dove per intelligente qui intendiamo efficiente ed efficace) del suolo, che replicano alcune realizzazioni dell’intelletto umano, per esempio le reti metropolitane delle grandi città che collegano più punti.
Come è possibile che ciò avvenga?
Il fungo non ha un cervello che impartisce istruzioni da un centro.
In natura esistono forme di intelligenza “diffusa” a tutto l’organismo e il micelio è un esempio stupefacente di questo meccanismo.
Ma forse, ed è qui che il libro inizia a far nascere nel lettore molte domande, almeno per me è stato così, questo stesso meccanismo opera per altre forme di vita.
Forse anche noi esseri umani, che pure abbiamo un super cervello, sentiamo che le modalità attraverso cui entriamo in relazione con l’altro da noi, e prendiamo decisioni, avvengono anche grazie all’intelligenza del nostro corpo e del nostro intuito.

Il libro di Sheldrake è una scoperta avvincente, capitolo dopo capitolo, e permette di rimediare a quella “cecità fungina” (fungal blindess) che affligge l’opinione pubblica e forse anche parte della comunità scientifica.
Va detto che negli ultimi anni è molto cresciuto l’interesse per l’universo dei funghi e dei licheni, altre strabilianti creature del mondo naturale (da Wikipedia: i licheni sono organismi costituiti dall’associazione simbiontica di Funghi e di Alghe, con un tallo di forme diverse – L. gelatinosi, filamentosi, crostosi, fogliosi e fruticosi – e di colori diversi – dal bianco al rosso al nero. Vivono sugli alberi, sulle rocce e negli habitat più inospitali della Terra).
Le ragioni di questo crescente interesse verso funghi e licheni sono molteplici: dalle applicazioni in ambito di bonifica ambientale, al settore delle costruzioni, all’impiego in agricoltura, alla realizzazione di tessuti, all’utilizzo farmacologico. Quest’ultimo, noto dalla notte dei tempi e utilizzato ampiamente nelle culture aborigene a qualsiasi latitudine per scopi medicali e rituali, riscontra un rinnovato interesse nella medicina ufficiale per alcune recenti e promettenti evidenze nella cura di depressioni gravi.

Del resto, come specie, abbiamo incrociato i funghi in alcune fasi cruciali della nostra storia evolutiva: nella selezione naturale dei primati, i nostri progenitori, vi è stato un passaggio in cui l’organismo delle scimmie ha sviluppato la capacità genetica di metabolizzare l’alcol.
Questo è accaduto quando le scimmie sono scese dagli alberi (un passaggio determinante per la storia dell’evoluzione) e hanno iniziato a nutrirsi della frutta caduta dai rami.
Nel processo di evoluzione genetica delle scimmie, nuovi potenti enzimi digestivi, in precedenza non necessari, hanno permesso ai nostri progenitori di metabolizzare l’etanolo che si produce attraverso il processo di fermentazione della frutta marcia.
Fermentazione che avviene attraverso i lieviti, una specie di funghi.

Non c’è una sola pagina di questo libro che non mi abbia esaltato. Al rigore scientifico in materia micologica ed ecologica, Sheldrake unisce curiosità, talento narrativo e la capacità di aprire porte, di porre domande, di osservare la realtà in prospettiva sistemica.
L’Epilogo dell’opera, intitolato Compost, inizia con un omaggio a San Francesco D’Assisi, con cui chiuderò questo articolo:
“Le nostre mani assorbono come radici, quindi le poso su ciò che è bello in questo mondo”.
https://www.merlinsheldrake.com/
"La via più chiara per penetrare nell'universo passa per l'intrico di una foresta" (John Muir)

























































