L’intelligenza della foresta

Qui, nel bosco, i miei occhi ci vedono meglio e a maggior distanza.

Lo sguardo si allarga e allo stesso tempo coglie infiniti dettagli di colori, forme, movimenti.

Sento bene, anche i suoni più lontani, gli scricchiolii, i fruscii.

La pelle mi sembra molto sensibile al contatto, a temperatura e umidità.

Attraverso il naso colgo nuovi odori, a molti non so dare un nome.

Assaggio un lampone còlto tra i rovi di un sentiero di montagna, e sento le papille gustative fare festa.

Immergermi in uno spazio naturale che mi attrae è un’esperienza anzitutto fisica e sensoriale.

La poeta americana Mary Oliver invita a praticare l’esperienza di relazione con l’altro da noi (ma credo valga anche a proposito della relazione con noi stessi) seguendo alcune lapidarie istruzioni nei versi di “Istruzioni per vivere una vita“:

Istruzioni per vivere una vita

Presta attenzione
Stupisciti
Parlane

(Mary Oliver)

Mary Oliver si riferisce all’incontro con la natura come esperienza di pratica dello stupore.

Le occasioni per dedicarsi a tale pratica sono innumerevoli, quotidiane.

Può bastare anche un giardino o un piccolo balcone, oppure il cielo sopra di noi se non vi è modo di perdersi in un bosco o su una spiaggia battuta dal vento.

La curiosità che nasce dall’incontro con la natura spinge in territori affascinanti anche l’intelletto e la creatività, come avviene a biologi, ecologi, artisti e poeti.

Uno sguardo ampio e curioso che ho trovato in entrambi i libri di cui parlerò in questo e nel prossimo articolo, due nuove foglie nella mia personale bibliografia arborea (i primi due libri di cui ho scritto sono in precedenti articoli qui sul mio blog).

Per chi decidesse di leggerli entrambi Il mio suggerimento è, se possibile, di non far passare troppo tempo tra uno e l’altro, l’ordine invece non ha alcuna importanza.

Sono opere molto diverse per stile, tono e visione. E in parte anche per alcune conclusioni a cui giungono.

Proprio queste differenze li rendono ai miei occhi entrambi così interessanti.

Una “polifonia” che arricchisce e amplia lo sguardo.

Partirò dal libro di Suzanne Simard, “L’albero Madre”.

 “L’Albero Madre. Alla scoperta del respiro e dell’intelligenza della foresta”.

di Suzanne Simard

Editore : Mondadori, Strade Blu

479 pagine

L’espressione Wood Wide Web, in assonanza con la più nota definizione di Internet che tutti conosciamo (World Wide Web), apparve nel 1997 quando la rivista Nature dedicò una copertina all’articolo scritto da Suzanne Simard et al.  “Net transfer of carbon between ectomycorrhizal tree species in the field” (che traduco in: Trasferimento netto di carbonio sul campo tra specie arboree ectomicorriziche).

Per chi fosse interessato nelle note il link all’articolo originale di Nature del 1997.

L’espressione Wood Wide Web rimanda con efficacia e semplicità al concetto di Internet: una rete interconnessa che collega tra loro molti punti.

Grazie a questa similitudine è diventato più chiaro, anche ad un pubblico di non specialisti (come me), che nel suolo esiste una rete complessa e sofisticata, il micelio fungino, attraverso la quale alberi e piante sono in connessione tra di loro.

Un tema, quello delle reti micorriziche, di crescente interesse nel mondo scientifico e non solo.

Radici possenti di una Sequoia nel Parco dello Yellowstone (USA)

Simard, oggi professoressa presso il Dipartimento di Scienze Forestali e della Conservazione dell’Università della Columbia Britannica in Canada, ha dedicato l’intera vita ad esplorare questo filone di studio: le sue ricerche hanno indagato i processi di comunicazione biochimici che avvengono nei reticoli fungini.

La passione di Suzanne Simard per le foreste trae origine anche dalla sua biografia: la biologa è nata in una famiglia di boscaioli, coloni di origine francese insediatisi nel Canada Nord Occidentale fin dai primi del ‘900.

Suzanne cresce tra le conifere, impara a conoscere, ad amare e provare rispetto per gli alberi: in un passaggio divertente del libro l’autrice racconta che da piccola le piaceva mangiare la terra perché aveva un buon sapore.

Sono convinta che questa sua connessione fisica, direi simbiotica, con la foresta, il suo essere letteralmente cresciuta come un impasto fatto di terra e radici, abbia alimentato la sua curiosità.

Il seme delle ricerche a cui dedicherà una vita intera si sviluppa a partire dalle sue osservazioni, prima ancora che dagli studi di ecologia forestale.

All’epoca (parliamo di anni a cavallo tra il 1970 a il 1980) le politiche governative canadesi prescrivevano l’impiego di trattamenti chimici successivi ai tagli forestali.

L’obiettivo delle pratiche era favorire la crescita veloce di nuovi alberi destinati al taglio per rendere molto produttiva la foresta: per ottenere questo risultato venivano eliminate le specie arboree che si riteneva fossero in competizione con gli abeti per nutrienti e luce.

Simard aveva intuito che rimuovere alcuni alberi (in particolare le betulle), poco “interessanti” dal punto di vista dell’industria del legname, per favorire la crescita più veloce di plantule di abeti in sostituzione di quelli tagliati, sembrava controproducente per le conifere.

Tra le radici di betulle e abeti, anche grazie alla rete di micorrize fungine, avvengono infatti processi di scambio di nutrienti utili per le specie arboree, e particolarmente importanti per le plantule di abete.

A questa conclusione erano giunte in precedenza altre importanti ricerche: ciò che Simard riuscì a dimostrare, attraverso un lungo e faticoso lavoro fatto sul campo nelle foreste canadesi, è che gli impianti radicali delle plantule di abeti ricevono carbonio, nutriente fondamentale per la loro crescita, dalle radici delle betulle circostanti.

Il passaggio avviene attraverso i canali micorrizici fungini, veri e propri tubicini sottilissimi attraverso cui il micelio si espande e prospera nel suolo.

Per micorriza (dal greco antico: μύκης, mýkēs, «fungo» e ῥίζα, rhiza, «radice») si intende un particolare tipo di associazione simbiotica tra un fungo e una pianta superiore, localizzata nell’ambito dell’apparato radicale del simbionte vegetale, e che si estende per mezzo delle ife o di strutture più complesse come le rizomorfe, nella rizosfera e nel terreno circostante (fonte Wikipedia).

La rete micorrizica nei casi studiati da Simard è quindi una infrastruttura che mette (anche) in comunicazione gli alberi tra di loro, pur se di specie diverse, come abeti e betulle.

Sulla natura di queste connessioni si aprono orizzonti ampi e intriganti, ma su questo punto tornerò nel prossimo articolo sul bellissimo libro di Merlin Sheldrake “L’ordine nascosto. la vita segreta dei funghi”.

L’Albero Madre di Suzanne Simard è un’autobiografia avvincente in cui l’intreccio tra vicende personali, affetti, alterne fasi di carriera universitaria, lunghe ed estenuanti ricerche sul campo, riflessioni personali e intuizioni si impastano.

E’ il racconto di una vita intera dedicata alla ricerca e alla comprensione dei meccanismi che fanno delle foreste organismi sistemici, interconnessi, di grande complessità per gli studiosi perché non è semplice osservare e analizzare quello che avviene sottoterra.

Le foreste come super-organismi in cui gli alberi più longevi (quelli che Simard chiama Alberi Madre) sembrano avere un ruolo specifico nel processo di mantenimento di equilibri delicati nell’ecosistema boschivo.

La Quercia delle Streghe di Capannori (Lucca), uno splendido albero monumentale di circa 700 anni

I popoli nativi di quelle terre, come di tutte le terre del nostro pianeta, lo hanno sempre saputo grazie ad una forma di intelligenza pre-scientifica, intuitiva, olistica.

Simard, dal suo punto di osservazione di studiosa, riconosce e abbraccia quella saggezza ancestrale.

“Non ho la pretesa di afferrare completamente il sapere degli aborigeni. Deriva da un modo di conoscere la terra – un’epistemologia – diversa da quella della mia cultura. Parla di essere in sintonia con la fioritura della Lewisia rediviva, la corsa dei salmoni, le fasi della luna. Della consapevolezza che siamo legati alla terra – le piante, gli animali, il suolo, l’acqua – e gli uni agli altri, e che abbiamo la responsabilità di avere cura di queste connessioni e delle risorse, assicurando la sostenibilità degli ecosistemi per le future generazioni e per onorare chi ci ha preceduto. Di andarci piano, di prendere solo i doni i cui abbiamo bisogno e dare qualcosa in cambio. Di mostrare umiltà e tolleranza per tutto ciò a cui siamo connessi in questo ciclo vitale. (…) Possiamo confrontare le condizioni della terra là dove è stata smembrata e ogni risorsa considerata indipendente dal resto, e là dove la si è accudita secondo il principio secwwepmec del k’weseltktnews (“siamo tutti connessi”) o il concetto salish di nècà?mat ct (“siamo una cosa sola”)”

Pagine 392-393 L’Albero Madre di Suzanne Simard – Mondadori

Dovremmo forse imparare a guardare alla natura con maggiore intimità, immaginazione, abbandono e intuito.

Mi sembra che la storia di Suzanne Simard ci insegni proprio questo, ad ascoltare il “sapere” che proviene dal nostro intuito, risultato della stratificazione di una saggezza tramandata dai nostri predecessori.

Nel suo caso, un intuito coltivato e approfondito con la scienza e l’ecologia forestale.

L’invito per noi è più semplicemente, umilmente e gioiosamente, porci in ascolto dell’altro da noi.

Altro umano e altro non umano. Non siamo da soli su questo pianeta. Possiamo comprendere, o forse anche solo intuire- che sarebbe già tanto – qualcosa di più sul mistero della vita sentendoci profondamente connessi con i nostri compagni di viaggio, quelli con gambe e braccia, zampe, ali, pinne e radici.

Contemplazione di un frassino in Valle D’Aosta

Una saggezza, quella della profonda interconnessione con la natura, che ritroviamo nelle “Western Inscription” scritte da Zhang Zai (1020-1077), filosofo cinese vissuto nell’epoca della dinastia Song ed esponente del neo-confucianesimo.

Il Cielo è mio padre e la Terra è mia madre

e anche io, una creatura così piccola, trovo un posto tra di loro.

Ciò che riempie l’Universo, lo considero come il mio corpo,

ciò che guida l’Universo lo considero come la mia natura.

Tutte le persone sono miei fratelli e sorelle,

e tutte le creature sono mie compagne.

Zhang Zai (1020-1077)

Nel prossimo articolo faremo un viaggio intrigante tra i funghi, creature misteriose e affascinanti da cui abbiamo molto da imparare.

Ci vediamo nel bosco.

NOTE

Articolo di Nature https://rdcu.be/dhYec

sito ufficiale di Suzanne Simard https://suzannesimard.com/?doing_wp_cron=1692624498.8882200717926025390625

"La via più chiara per penetrare nell'universo passa per l'intrico di una foresta" (John Muir)

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Canopie e poesia

Sono una grande appassionata di documentari naturalistici.  Secondo me chi lavora alla creazione di documentari sulla natura fa il lavoro più bello del mondo, anche se scomodo, magari pure pericoloso e faticoso.

In questi giorni ho visto un documentario avvincente sulle vicende di due gruppi di scimpanzé nelle foreste primordiali  Ngogo in Uganda. Tra le tante immagini affascinanti, una in particolare mi ha colpito.   

Il modo in cui gli scimpanzé indagano con il loro sguardo intelligente le chiome degli alberi.

Scrutano in alto alla ricerca di segnali, per scorgere eventuali intrusi o pericoli, per cercare la frutta di cui si cibano e altre prede, per trovare rifugio dalla pioggia al riparo di grandi foglie degli alberi tropicali o per mettersi in salvo quando scoppiano zuffe furibonde tra i maschi che danno sfoggio della loro forza.

Quello sguardo verso l’alto.

Quel desidero di salire e di avvicinarci al cielo.

Noi esseri umani abbiamo perso la capacità di muoverci agilmente tra i rami degli alberi, anche se da bambini gli alberi sono una calamita per arrampicate selvagge o maldestre. Poi per volare abbiamo inventato i palloni aerostatici e gli aeroplani.

Ma l’istinto che ci fa scrutare tra le fronde degli alberi rimane ed è quella curiosità che ha spinto l’autrice del secondo libro della mia bibliografia arborea a diventare una delle massime esperte delle volte forestali del nostro pianeta.

Tra la Terra e il Cielo. La vita segreta degli alberi.

di Nalini N. Nadkarni

Editore: Castelvecchi (Roma)

Nalini Nadkarni è una biologa ed ecologa americana specializzata nello studio delle chiome forestali. Si è concentrata nella comprensione dell’importanza delle canopie  per l’equilibrio ecologico delle foreste pluviali: è suo il 1° database mondiale –  il Big Canopy Database –  che raccoglie le informazioni sul numero e la morfologia delle volte forestali del pianeta.

Dunque una scienziata che opera in ambito accademico ed è anche pioniera nel portare l’educazione naturalistica al di fuori del mondo universitario.

Per esempio nelle carceri, oppure collaborando con scrittori, poeti, danzatori, musicisti e artisti visivi per comprendere e comunicare meglio le relazioni tra la natura e gli esseri umani.

Il suo obiettivo principale nel coinvolgimento di un pubblico più allargato è portare la scienza e gli scienziati alle persone che non hanno o non possono avere accesso ad essa nelle sedi tradizionali.

Nelle note a questo articolo ho inserito il link il sito dell’autrice (*) – in inglese – molto ricco di informazioni, articoli e studi.

Per conoscere e studiare le volte forestali ha imparato a scalare gli alberi delle foreste pluviali e questo le ha permesso di compiere le sue osservazioni tra i rami a molti metri di altezza da terra.

Mi sembra una prospettiva intrigante.

Arrampicarsi sugli alberi è un sogno che ha ispirato poeti, scrittori, registi cinematografici, studiosi. Anche architetti: ho letto che è possibile alloggiare per vacanza in case costruite sugli alberi. Quando vedo nei giardini le piccole casette per bambini costruite sugli alberi sento spesso un’attrazione, mi piacerebbe proprio arrampicarmi e osservare il mondo dall’alto, appollaiata ad un ramo come un uccello.

Anni fa durante un viaggio nelle regioni Baltiche sono stata su una piccola isola in Germania, Rugen.

Faggeta sull’Isola di Rugen – Germania

L’isola è verdissima e offre poetici scorci sul mare. Nel territorio di Rugen si può esplorare il   Parco Nazionale Jasmund che  accoglie il più vasto bosco ininterrotto di faggio selvatico della costa del Mar Baltico. La  faggeta di Jasmund è Patrimonio dell’Umanità Unesco come “Antica faggeta della Germania”.

Treetop Walk – Isola di Rugen – Germania

A Rugen ci vorrei proprio tornare per perdermi di nuovo tra le sue antiche e silenziose faggete e anche per salire ancora sul Treetop Walk. Si tratta di una installazione torreggiante che tramite un percorso a spirale conduce fino in cima, a 40 metri dal suolo. La torre è letteralmente in mezzo agli alberi, si cammina tra rami e foglie. E’ forse la principale attrazione turistica dell’isola, concepita con una filosofia di ridotto impatto ambientale e arricchita da un bel museo e molte attrazioni per le famiglie e i bambini.

Anche per gli ex bambini, come me. Ero eccitatissima e ricordo l’emozione man mano che salivo, mi avvicinavo ai rami per sfiorarli e poi guardavo giù!

Proprio come quando leggevo il libro di Nalini: ero lì con lei, in arrampicata.

Il libro è ricchissimo di informazioni, in linguaggio per non addetti ai lavori, sulla biologia degli alberi e l’importanza delle volte forestali, e questo non solo per le foreste pluviali, area di suo specifico interesse, ma anche per le foreste e i boschi delle campagne e delle città.  

Nalini prende per mano il lettore e dedica alcuni capitoli del libro a ricordarci quanto sia stretto il legame che l’uomo ha con gli alberi, da sempre.

Per indagare questo legame, si è ispirata al modello della piramide dei bisogni di Maslow, uno dei principali esponenti della psicologia umanistica (**) e si è chiesta: quali sono le “categorie” di bisogni umani che gli alberi ci permettono di soddisfare?

Piramide di Maslow “modificata” da N. Nadkarni – Bisogni dell’uomo soddisfatti dagli alberi

Dalla base fino al vertice della piramide, il legame tra uomini e alberi riguarda tutte le dimensioni della nostra vita: dai bisogni fisici, di sicurezza, di salute fino ad arrivare al gioco e l’immaginazione, alla percezione dello scorrere del tempo e ai simboli.

Giunti in cima alla piramide, gli alberi sono mediatori che ci connettono alla dimensione della spiritualità, del divino e della consapevolezza.

“gli insegnamenti spirituali degli alberi sono universali: dovremmo sforzarci di mettere in collegamento il mondo terreno con quello spirituale, produrre cose che siano utili agli altri, avere radici solide, accettare i cambiamenti inevitabili della vita, vivere consapevolmente, essere felici. Aprirci a qualcosa talmente semplice e piacevole come scalare un albero, o sedersi in silenzio sotto di esso, può far sentire le persone in pace con il mondo e con se stesse”

(pg 241- 242 Tra la terra e il cielo. La vita segreta degli alberi di Nalini Nadkarni. Castelvecchi Editore)

L’uomo moderno si è dimenticato quanto gli alberi siano fondamentali per la vita. Leggere il libro di Nalini aiuta a riattivare una consapevolezza che era ben chiara ai popoli antichi, e che è tuttora centrale  per le popolazioni native.

La salute dell’uomo è profondamente intrecciata con la salute della terra. La chiave per riportare in salute la terra risiede nel modo in cui ci sintonizziamo con la natura e, attraverso la natura, con noi stessi.

Chris Maser, ambientalista americano, è convinto che “imparando a risanare la foresta, la curiamo e mentre curiamo la foresta curiamo noi stessi”.

Io mentre accarezzo un alerce vetusto in Cile

Quando siamo tristi e non riusciamo più a sopportare la vita, allora un albero può parlarci così: Sii calmo! Sii calmo! Guarda me!
La vita non è
facile, la vita non è difficile.


HERMAN HESSE, Il canto degli alberi

Le frequenti incursioni poetiche di cui l’opera  è disseminata sono un’altra ragione per cui questo libro mi è tanto piaciuto.

Una biologa forestale che ha sentito necessario accompagnare il suo racconto con il linguaggio poetico è una piccola rivelazione.

“offro questo libro come un invito a considerare quanto gli approcci di scienza, arte e umanistica possano, tutti insieme, portarci ad una maggiore consapevolezza verso gli alberi”

Nalini M. Nadkarni

La parola poetica coglie la dimensione emozionale, di incanto, di profonda ammirazione e di potente simbolismo che nell’esperienza umana sperimentiamo quando siamo al cospetto di alberi che ammiriamo o a cui siamo legati.

Ogni albero, ogni essere che cresce mentre
Lo fa dice questa verità: raccogli ciò
Che semini. Nella vita, breve quanto
Mezzo respiro, non piantare nulla, solo
Amore.

Rumi

La prossima volta che incontrerai un albero che ti piace, magari prova a leggergli una poesia.

Io lo faccio ogni tanto, in silenzio se sono da sola oppure a voce alta in occasione delle esperienze in natura con piccoli gruppi che accompagno nei boschi.

Gli alberi non hanno orecchie eppure io sono convinta che ci ascoltino.

Note

(*) https://nalininadkarni.com/

(**) https://it.wikipedia.org/wiki/Psicologia_umanistica

tutte le foto sono di Stefano Romani

"La via più chiara per penetrare nell'universo passa per l'intrico di una foresta" (John Muir)